giovedì 22 novembre 2012

Tabacci: «Sì al metodo scientifico». Ma non toccatemi gli embrioni

Primarie, le Sei risposte per la scienza del candidato centrista. Attenzione su ricerca e sicurezza ambientale, tradizione cattolica sui temi bioetici.

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Bruno Tabacci
Non si può certo dire che Bruno Tabacci abbia preso sottogamba la sollecitazione che un gruppo di cittadini, principalmente giornalisti scientifici, blogger e ricercatori, ha rivolto ai cinque candidati delle primarie del centrosinistra e che - se mai si svolgeranno - proporrà anche all'esercito in crescita di quelli del centrodestra. Sei domande su temi cruciali per lo sviluppo del nostro paese, aventi lo scopo di portare finalmente le tematiche scientifiche al centro del dibattito politico, le cui risposte possiamo leggere sul sito del mensile Le Scienze.

A giudicare dalla lunghezza della prima risposta sul rilancio della ricerca in Italia - anche se un po' di sintesi sarebbe stata di maggiore efficacia - la scienza è sicuramente un tema "caldo" per l'onorevole Tabacci. E tra le molte parole spese troviamo anche qualche indicazione di misure concrete. Alcune da lui recentemente proposte in parlamento, come quella di «devolvere alla ricerca quote consistenti dei rimborsi elettorali ai partiti», altre organizzate secondo tre approcci differenti: la quantificazione delle risorse da dedicare, le logiche di attribuzione e le regole per il loro impiego. Programmi nazionali di ricerca, progetti finalizzati, accelerazione dei tempi di decisione sulla concessione di finanziamenti e una conferenza nazionale sulla ricerca e sull'innovazione alcune tra le proposte presentate.

Il tentativo di non fornire solo buoni propositi continua anche nella risposta alla domanda sulla sicurezza idrogeologica e sismica dove, oltre a individuare come parole chiave «prevenzione e manutenzione per entrambi i fronti con diversi contenuti specifici», indica anche alcune misure per il reperimento delle risorse come gli sgravi fiscali mirati e «per le Regioni del Mezzogiorno destinazione a questo obiettivo dei fondi Pon e Por di provenienza comunitaria finora utilizzati non adeguatamente». Attenzione viene rivolta anche al problema della frammentazione delle competenze sulla sicurezza del territorio e alla valorizzazione del «modello dei Parchi che in molti casi hanno operato bene, soprattutto quando hanno trovato equilibrio tra protezione e promozione».

Su energia e clima la risposta si fa, invece, più generica facendo leva sulla globalità dei problemi sollevati e il discorso si condisce di «sostenibilità ambientale, sostenibilità economica e sostenibilità del consenso dei sistemi sociali coinvolti», dando la sensazione di una sostanziale sottovalutazione della gravità e dell'urgenza dei problemi legati ai cambiamenti climatici. Chiara e stringata è, invece, la posizione su Ogm e medicine alternative, oggetto delle ultime due domande: «non può essere in nessun modo derogato il principio basilare del metodo scientifico, basato sull'evidenza e sulla documentazione dei risultati, sulla loro riproducibilità e sul consenso della comunità scientifica internazionale di riferimento».

Ma il vero punto dolente, com'era da aspettarci, lo rileviamo leggendo la risposta alla domanda numero 4 su fecondazione assistita e testamento biologico. «Sulla fecondazione assistita occorre trovare un equilibrio tra i diritti degli adulti che desiderano divenire genitori e quello degli embrioni». Quindi? Niente fecondazione eterologa e diagnosi preimpianto? Non si sa. E la legge 40? Da cambiare ma solo con «una convergenza quanto più ampia possibile tra le forze politiche [...] senza pretendere in ogni caso di annullare il mistero della vita». Capito, in perfetto stile democristiano: niente fecondazione eterologa e diagnosi preimpianto. E il testamento biologico? Sì, ma solo se la volontà del paziente non preveda suicidio assistito e interruzione d'idratazione e alimentazione. E qui siamo in pieno ddl Calabrò.

pubblicato su Cronache Laiche


Su Cronache Laiche gli articoli sulle risposte degli altri candidati:
Onori al merito e tanto "green", c'è un futuro radioso nel Renzi-pensiero
Bersani: «Sostegno ai giovani ricercatori, tocca ai privati». E lo Stato?
Puppato: «Legge 40 da rivedere, dico sì alla fecondazione eterologa». E poi?
Vendola: «Rispetto per la libertà di scelta». Ma inciampa sugli Ogm



lunedì 19 novembre 2012

Sei domande per la scienza

Dalla rete un’iniziativa per portare le tematiche scientifiche al centro del dibattito politico

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La società in cui viviamo ci mette di fronte a problemi nuovi e complessi la cui soluzione non può prescindere da un atteggiamento razionale fondato sulle conoscenze scientifiche che la ricerca fornisce. OGM, fecondazione assistita, testamento biologico, politiche energetiche e sicurezza del territorio da un punto di vista idrogeologico e sismico sono solo alcune delle emergenze che la classe dirigente che andremo a eleggere nei prossimi mesi sarà chiamata ad affrontare. Ci si aspetterebbe, quindi, nel dibattito politico che sta animando il centrosinistra in vista delle primarie che si terranno il 25 novembre, che la scienza occupasse un posto di rilievo, fornendo ai candidati gli strumenti per proposte concrete. Ma nulla di tutto questo accade, né nei dibattiti televisivi né nei comizi elettorali che si tengono in giro per l’Italia.

Per cercare di dare voce a questi problemi e verificare le posizioni dei nostri politici in merito a scienza e ricerca, un gruppo di cittadini, in gran parte giornalisti scientifici, ricercatori e blogger, ha messo in piedi un’iniziativa volta a colmare questo vuoto d’informazione. Organizzati nel gruppo Facebook Dibattito Scienza hanno stilato una lista di "Sei domande per la scienza", pubblicate dal mensile Le Scienze, sottoponendole all’attenzione dei cinque candidati alle primarie del centrosinistra. Si attendono ora le risposte.

L’iniziativa, che sarà riproposta anche ai candidati di qualunque formazione politica decida di organizzare le primarie, sarà ampliata e rivolta a tutti agli aspiranti premier che si presenteranno alle prossime elezioni.

Le sei domande

1. Quali politiche intende perseguire per il rilancio della ricerca in Italia, sia di base sia applicata, e quali provvedimenti concreti intende promuovere a favore dei ricercatori più giovani?

2. Quali misure adotterà per la messa in sicurezza del territorio nazionale dal punto di vista sismico e idrogeologico?

3. Qual è la sua posizione sul cambiamento climatico e quali politiche energetiche si propone di mettere in campo?

4. Quali politiche intende adottare in materia di fecondazione assistita e testamento biologico? In particolare, qual è la sua posizione sulla legge 40?

5. Quali politiche intende adottare per la sperimentazione pubblica in pieno campo di OGM e per l’etichettatura anche di latte, carni e formaggi derivati da animali nutriti con mangimi OGM?

6. Qual è la sua posizione in merito alle medicine alternative, in particolare per quel che riguarda il rimborso di queste terapie da parte del SSN?



Segui l’iniziativa sul gruppo Facebook Dibattito Scienza e su Twitter con l’hashtag #dibattitoscienza

mercoledì 24 ottobre 2012

L’Aquila: tutti colpevoli i componenti della commissione Grandi rischi

Pesante sentenza al processo per individuare i responsabili dei disastri del terremoto del 2009. Dimissioni degli attuali vertici dell'organismo

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L'Aquila 2009
Il processo contro i sette componenti della Commissione grandi rischi in carica nel 2009, anno del devastante terremoto che investì L’Aquila nella notte del 6 aprile, è arrivato a sentenza: sei anni di reclusione e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici per tutti gli imputati, giudicati colpevoli di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. Un verdetto choc che sta già facendo il giro del mondo e che individua gli esperti della Commissione come responsabili di aver sottovalutato i rischi di un terremoto che poi si rivelò distruttivo. A tutto questo va aggiunto un risarcimento ai familiari delle vittime e al comune dell’Aquila di 7,8 milioni di euro più le spese giudiziarie, cui dovrà provvedere anche la Presidenza del consiglio ritenuta responsabile civile.

lunedì 11 giugno 2012

OGM nella Tuscia

Ovvero come ti distruggo trent’anni di ricerca

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La Fondazione Diritti Genetici (FDG), il 22 maggio scorso, lanciava dalle pagine del suo sito web una notizia “allarmante”: «scoperti nel Lazio olivi e ciliegi transgenici». Nell’articolo pubblicato si legge, infatti, che «piante sperimentali di olivo, ciliegio e kiwi transgenici sono ancora in campo aperto benché l’autorizzazione alla sperimentazione sia ormai scaduta da più di tre anni. E’ la scoperta fatta dalla Fondazione Diritti Genetici (FDG) che, in un dettagliato rapporto, ha documentato la presenza degli alberi geneticamente modificati all’interno dell’Azienda didattico-sperimentale dell’Università della Tuscia». Una situazione che il presidente della fondazione, Mario Capanna, ha prontamente segnalato ai responsabili degli organi competenti, i ministri dell’ambiente Clini e dell’agricoltura Catania e la Presidente della Regione Lazio Polverini, chiedendo loro lo smantellamento del campo. Risultato: il Ministero dell’Ambiente ha intimato di espiantare al più presto le piante incriminate.

Ma la storia della sperimentazione del professor Eddo Rugini, dell’Università della Tuscia, su specie arboree geneticamente modificate per ottenerne una riduzione della mole e una resistenza ad attacchi di funghi, contiene alcuni elementi caratteristici della nostra società, dal sospetto con cui si guarda la ricerca scientifica – soprattutto quella biotecnologica, ma non solo – allo spreco di risorse e di denaro pubblico. Iniziato nel lontano 1982, lo studio su olivi, ciliegi e actinidia (kiwi) transgenici è stato autorizzato per il decennio 1999-2008. Dal 2009 l’autorizzazione non è stata rinnovata per ottemperare alla legge vigente che vieta la sperimentazione su piante transgeniche in pieno campo. Ma dieci anni per piante come quelle studiate sono pochi e il professor Rugini ha fatto richiesta al ministero di riconsiderare la questione adottando un provvedimento ad hoc che permettesse il proseguimento della ricerca e la raccolta di dati scientifici affidabili.

sabato 12 maggio 2012

Sindrome cornuta

L'ennesimo attacco all'ambiente ispirato dalla superstizione

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Falco Pecchiaiolo (Pernis apivorus)
Tra i vari richiami che l’Europa fa periodicamente al nostro paese, ce n’è uno particolarmente odioso e che ci fa vergognare di essere italiani. In questo periodo dell’anno alcuni nostri connazionali, evidentemente privi degli strumenti mentali necessari per concedersi svaghi intelligenti, si divertono imbracciando un fucile e sparando alle migliaia di falchi pecchiaioli, poiane, nibbi e albanelle, che ogni anno migrano dall’Africa all’Europa per riprodursi. Un’autentica azione di bracconaggio visto che in questo periodo l’attività venatoria è sospesa e che, soprattutto, si tratta di specie protette che costituiscono un elemento importantissimo per assicurare l’equilibrio ambientale e la diversità biologica.

La mattanza cui assistiamo tutti gli anni si svolge nella provincia di Reggio Calabria, contrastata dal Noa (Nucleo Operativo Antibracconaggio) del Corpo Forestale dello Stato e dai volontari della LIPU, la Lega Italiana Protezione Uccelli, organizzati in un campo antibracconaggio. Un’azione meritoria che ha portato anche quest’anno a denunce e arresti ma che risulta insufficiente a contrastare adeguatamente il fenomeno, tenuto conto della vastità del territorio e del fatto che i controlli ordinari risultano inesistenti, come più volte evidenziato in passato dall’organizzazione ambientalista.

giovedì 5 aprile 2012

Omeopatia: una svolta epocale. Per chi?

Entro il 2015 anche i rimedi omeopatici diventeranno farmaci

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Mentre negli Stati Uniti consumatori insoddisfatti di alcuni prodotti omeopatici come Oscillo (venduto in Italia con il nome di Oscillococcinum) e Coldcalm, che assicurano la prevenzione e/o la guarigione da raffreddore, influenza e simili, hanno recentemente intentato contro la multinazionale Boiron cinque cause collettive (class action) – costringendo il colosso della produzione di costose boccette d’acqua e pillole di zucchero a pattuire un risarcimento di 5 milioni di dollari – in Italia sembrano maturi i tempi per un riconoscimento dei rimedi omeopatici come farmaci.

Recentemente l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha introdotto un nuovo sistema informatico per la ricognizione dei prodotti omeopatici che permetterà di censire quelli sul mercato consentendo così, come si legge nel comunicato, «di poter anche fornire risposte puntuali alle richieste specifiche provenienti dalle altre istituzioni europee», prime fra tutte le direttive europee 2001/83/CE e 2003/94/CE, entrambe oggetto del decreto legislativo n. 219 del 2006, che invitano gli organismi degli stati membri deputati ai controlli sui farmaci ad occuparsi anche di quelli omeopatici, adottando comuni modalità di registrazione entro il 2015.