venerdì 12 dicembre 2008

Il pittore dello spazio

L’opera di Chesley Bonestell e l’esplorazione spaziale

Chesley Bonestell
«Il mio archivio è pieno di disegni di razzi che avevo preparato per aiutarlo nel suo lavoro e che egli mi ha restituito con domande dettagliate e pertinenti o con critiche feroci per qualche svista o incoerenza». Chi scrive queste parole è Wernher von Braun, una delle figure principali nello sviluppo della missilistica in Germania e negli Stati Uniti e ritenuto il capostipite del programma spaziale americano. Ma l’aspetto singolare è che il collaboratore al quale si riferisce non è un ingegnere impegnato nella corsa allo spazio, culminata con le missioni Apollo e lo sbarco sulla Luna, ma un pittore: Chesley Bonestell.

Nato a San Francisco nel 1888, Bonestell fu precocemente attratto dall’astronomia e dalla pittura. Compiuti gli studi di architettura alla Columbia University, nel 1911 riuscì ad entrare come disegnatore nello studio del celebre architetto Willis Polk dove rapidamente assunse l’incarico di progettista capo. Gli anni successivi furono di intenso lavoro e confermarono le doti di Bonestell come architetto, il quale riuscì a partecipare al progetto di due simboli dell’America: il Chrysler Building, celebre grattacielo di New York e il Golden Gate Bridge di San Francisco, il ponte che sovrasta lo stretto che collega l'Oceano Pacifico con la Baia di San Francisco.


Golden Gate Bridge di San Francisco
Nonostante l’impegno che la progettazione di opere così importanti richiedevano, Bonestell non trascurò mai di coltivare le sue passioni giovanili, realizzando disegni di paesaggi lunari o marziani che spesso regalava agli amici. Passioni che nel 1938 dovevano trasformarsi in professione, segnando una svolta nella sua vita. All’età di 50 anni, infatti, si trasferì ad Hollywood con l’incarico di pittore di sfondi per effetti speciali, iniziando così un’attività molto remunerativa nel tempio del cinema mondiale, altro simbolo americano. E fu l’inizio di una brillante carriera che lo portò a realizzare scenografie per film come “Quarto potere” di Orson Welles o “La Guerra dei mondi”, il celebre film di fantascienza tratto da un racconto di H.G. Wells.

Saturno visto da Mimas - C.Bonestell

Dopo dieci anni di lavoro a Hollywood, l’indipendenza economica raggiunta gli consentì di ritornare alla sua vecchia passione: l’illustrazione astronomica. Il suo notevole talento e l’esperienza acquisita nel cinema produssero presto dei risultati. In una serie di illustrazioni, pubblicate nel numero del 29 maggio 1944 della rivista “Life”, sbalordì e affascinò i lettori con immagini astronomiche di grande precisione.

Saturno visto da Titano - C. Bonestell

Ma fu solo l’inizio. In breve tempo i paesaggi spaziali di Bonestell comparvero in un numero crescente di riviste da “Astoundig Science Fiction” a “Scientific American” che nella copertina del fascicolo di novembre del 1948 presentava un’illustrazione del Sole visto da Mercurio. Era proprio questa una delle peculiarità dei disegni di Bonestell: riprodurre paesaggi di altri pianeti che nessun uomo aveva mai visto prima basandosi su quanto la moderna astronomia metteva a disposizione. E questo con precisione maniacale tanto da suscitare in chi guardava quei dipinti la sensazione di trovarsi veramente seduti su un cratere lunare al cospetto della Terra o di essere testimoni dell’impressionante vista di Saturno così come lo si potrebbe osservare da una delle sue lune.

Veicoli spaziali - C. Bonestell

Dopo l’incontro con lo storico e divulgatore scientifico Willy Ley, con il quale iniziò una duratura collaborazione, Bonestell cominciò a rappresentare nei suoi dipinti il volo spaziale. Così Arthur C. Clarke, autore di “2001 Odissea nello spazio”, descrisse il suo lavoro: «La notevole tecnica di Bonestell produce effetti di un realismo tale che i suoi dipinti sono stati a volte scambiati per vere fotografie a colori […]
Wernher von Braun
Negli anni a venire sono probabilmente destinati ad accendere la fantasia e a cambiare la vita di molti». E da buon “profeta” Clarke aveva ragione. Nel 1951 Bonestell fu invitato a illustrare, per la rivista “Collier’s”, alcuni articoli sul futuro del volo spaziale scritti da von Braun. I due divennero rapidamente amici e collaborarono alla progettazione di veicoli spaziali con astronauti a bordo. Gli articoli di “Collier’s” ebbero un effetto enorme sull’opinione pubblica americana contribuendo a far diventare lo spazio un fenomeno di moda e le illustrazioni di Bonestell comparvero ovunque, dai manifesti pubblicitari ai programmi televisivi.
von Braun e Bonestell
Ma contribuirono non poco anche a stimolare l’interesse dei politici verso l’esplorazione spaziale, mettendo in evidenza che l’uomo poteva avventurarsi nello spazio utilizzando le tecnologie esistenti e che l’esplorazione dello spazio era, ormai, solo una questione di fondi.

Oggi che l’avventura della conquista della Luna appartiene alla storia, si costruisce una stazione spaziale in orbita intorno alla Terra e si progetta la futura missione su Marte, è curioso pensare che tutto questo è dovuto anche ad un pittore, le cui realistiche illustrazioni resero tangibile l’esplorazione umana dello spazio, come solo le immagini possono fare, rendendo un po’ meno folle e visionario il lavoro di tanti scienziati. E ci piace pensare che Chesley Bonestell non abbia interrotto il suo lavoro nel 1986, a quasi cent’anni, ma che continui a “dipingere dal vero”, seduto sull’asteroide 3129 che porta il suo nome.

Bonestell con la moglie in occasione del conferimento della British Interplanetary Society Medal
 


pubblicato su
Coelum
Archeologia&Cultura


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