venerdì 16 gennaio 2009

Contro Natura

Ripensando ad Alan Turing

Alan Turing
Alan Turing
Viviamo tempi bui se sui giornali leggiamo che il Vaticano, per voce del rappresentante della Santa Sede presso le Nazioni Unite, si è detto contrario alla proposta che la Francia farà all'Onu per la depenalizzazione dell'omosessualità nel mondo. Una proposta sicuramente di non immediata applicazione ma utilissima a richiamare l’attenzione sul fatto che in ben 91 paesi l’omosessualità è un reato e in 19 di questi viene punita anche con la pena di morte. Ma per le alte gerarchie ecclesiastiche questo abominio non è di per sé sufficiente per appoggiare fortemente qualunque iniziativa sia rivolta verso il salvataggio di vite, colpevoli soltanto di seguire la propria natura. Già la natura, o meglio la Natura con la maiuscola, sembra essere invocata a sostegno delle ragioni di chi, come la Chiesa di Roma, considera «contro Natura» le unioni di persone dello stesso sesso arrivando ad ostacolare con ogni mezzo anche il riconoscimento dei diritti e dei doveri delle coppie omosessuali.

Questi sconnessi appelli alla Natura registrano un discreto successo in quanto apparentemente oggettivi e autorevoli, poggiando su un’idea di stabilità e universalità naturale che dà sicurezza. Ma le scienze che si occupano di studiarla (la Natura) e non solo di parlarne, forniscono un’immagine piuttosto diversa. Raccontano una storia fatta di cambiamento, imperfezione e soprattutto di diversità di soluzioni, una storia che tratta la cultura umana come un proseguimento, con altri mezzi, della storia naturale della nostra specie allontanandoci dall’idea del tutto immaginaria di una contrapposizione tra cultura eterea e natura materiale.
Alan Turing
Alan Turing
E ci restituiscono, soprattutto, una visione che avvicina Homo sapiens sapiens a tutte le altre specie viventi per le quali quei comportamenti “contro Natura” sono perfettamente naturali.

A qualcuno, in questi giorni bui, è venuta sicuramente alla mente l’immagine di un giovane uomo dallo sguardo trasognante. Una persona un po’ bizzarra, dall’aspetto trasandato, che amava le favole, la maratona, la matematica e che è ricordato come uno dei padri dell’informatica e soprattutto un profeta dell’intelligenza artificiale: Alan Turing. Nato nell’Inghilterra di inizio secolo, Turing non fu solamente lo scienziato geniale che conosciamo, membro della Royal Society, capace di spaziare dalla statistica computazionale alla neurologia e all'embriologia e noto soprattutto per il celebre Test di Turing, un criterio per determinare se una macchina sia in grado di pensare. Non rese solamente servigi enormi al Regno Unito durante la seconda guerra mondiale, decifrando il codice usato nelle comunicazioni naziste criptate con il sistema Enigma, tanto da essere decorato con l’Ordine dell’Impero Britannico.

Macchina con sistema Enigma
Fu anche, nella bigotta e omofobica società anglosassone di quel periodo, un omosessuale obbligato ad una vita di sotterfugi. Arrestato per gravi atti osceni in quanto omosessuale fu processato e condannato alla castrazione chimica. Dopo due anni si tolse la vita mangiando una mela immersa nel cianuro.

In questi giorni bui la storia di Alan Turing ci ritorna in mente e ci fa capire che la sorte di molte donne e molti uomini è segnata, ancora oggi, non dalla loro natura ma da visioni del mondo lontane dalla realtà come quelle proprie di teologi vicini alle alte gerarchie ecclesiastiche che affermano che «la posizione della Chiesa è tesa a impedire che si liberalizzi un modello culturale, l' omosessualità […]la Chiesa difende un modello, è una battaglia sottile di principi, non facilmente spiegabile».
Questi teologi hanno ragione, è inspiegabile. E soprattutto è incomprensibile come si possa preferire la difesa di un astratto modello a quella di innocenti persone in carne ed ossa.


pubblicato su
La Repubblica
Lettere Augias

2 commenti:

Luca ha detto...

Non mi sembra ci sia correlazione tra il maltrattamento degli omosessuali e la depenalizzazione del reato di omosessualità!!!
Altrimenti dovremmo legalizzare i pedofili perché vengono picchiati dai genitori delle vittime!!??

Giovanni Boaga ha detto...

La correlazione non è, evidentemente, tra maltrattamento e depenalizzazione ma tra maltrattamento e opposizione alla depenalizzazione. Un denominatore comune che ignora la diversità degli individui, diversità che esiste in natura.
Il parallelo omosessualità-pedofilia, che traspare dall'esempio che hai portato, sostenuto anche da importanti esponenti della Chiesa, è oltremodo indicativo dell'avversione e della paura della diversità: cosa c'entra l'omosessualità con la pedofilia? Nulla, "naturalmente".