mercoledì 25 febbraio 2009

2009 Anno Internazionale dell’Astronomia

Galileo Galilei e l’inizio della moderna astronomia

Galileo Galilei
Galileo Galilei
Quello da poco iniziato è stato proclamato dall'ONU Anno Internazionale dell'Astronomia. La data, naturalmente, non è stata scelta a caso: quattrocento anni fa, tra l’estate e l’autunno del 1609, Galileo Galilei cominciò ad usare il telescopio per scopi scientifici, aprendo così la strada allo sviluppo della moderna astronomia. E l’anno successivo pubblicò un volumetto dal titolo Sidereus Nuncius, dedicato a Cosimo II de’ Medici, Granduca di Toscana, che può essere senz’altro considerato uno dei libri più importanti nella storia dell’umanità. Vi si trovavano descritte, con dovizia di particolari, le scoperte permesse dalla nuova macchina ottica da lui stesso realizzata: i dettagli della superficie della Luna, la Via Lattea e le nebulose come aggregati di moltissime stelle, l’esistenza di satelliti di Giove.

Dopo secoli di osservazioni ad occhio nudo, la scienza poteva disporre, per la prima volta, di uno strumento in grado di potenziare la vista umana nello studio dei fenomeni celesti.
Thomas Harriot
Per la prima volta? Sembrerebbe di no a leggere quanto viene scritto in un recente articolo della rivista britannica Astronomy and Geophysics, organo della Royal Astronomical Society. L’autore dello studio, Allan Chapman della Oxford University, afferma che il primo a tracciare dei disegni della superficie lunare grazie all’uso di un telescopio fu Thomas Harriot, matematico e astronomo inglese, nel luglio del 1609, precedendo di qualche mese quelli eseguiti da Galileo. Non è la prima volta che la questione della priorità dei disegni della superficie lunare viene a galla nel mondo scientifico, ma questa volta la cosa viene fatta in grande stile dato che in Gran Bretagna le celebrazioni dell’Anno Internazionale dell’Astronomia saranno incentrate sulla figura di questo poco noto scienziato, con una mostra di suoi disegni che saranno esposti la prossima estate a Chichester, presso il West Sussex Record Office.

La figura di Thomas Harriot è senz’altro singolare. Vissuto nell’Inghilterra elisabettiana di William Shakespeare e Francesco Bacone, fu scienziato brillante e pioniere in vari settori della scienza. Ottenne importanti risultati nella cartografia, nella fisica, nella matematica, nell’astronomia tanto da essere oggi considerato uno dei maggiori scienziati inglesi prima di Newton. Ma non pubblicò mai nulla. E solo il lavoro di analisi di diversi storici della scienza sui manoscritti che ci sono pervenuti (molti sono andati persi), oggi conservati nel British Museum e in collezioni private, ci ha potuto restituire la figura di Harriot scienziato; lavoro complicato dalla presenza di molti testi contraffatti.

Disegno di Harriot
Disegno di Galileo
Ma nonostante il riconoscimento del valore scientifico del lavoro di Thomas Harriot, la questione della priorità della descrizione del suolo lunare sembra essere poco significativa. La qualità dei disegni prodotti è molto lontana da quella dei disegni di Galileo, ricchissimi di dettagli tanto da apparirci confrontabili con le moderne mappe della Luna. D'altronde Galilei usava uno strumento, da lui costruito, che riusciva ad ottenere fino a 20 ingrandimenti, contro i 6 permessi dal telescopio inglese. Quindi anche se le osservazioni di Harriot precedono di qualche mese quelle di Galileo, non sembrano rappresentare un elemento di grande importanza storica.

La vera rilevanza del lavoro di Galileo del 1609 non sta nell’aver riconosciuto la potenzialità delle lenti, vista la presenza in tutta Europa di venditori ambulanti di occhiali. Né l’aver costruito per primo un telescopio, essendo lui stesso venuto a sapere per caso di un olandese che aveva esibito a Venezia «un occhiale, col quale le cose lontane si vedevano così perfettamente come se fussero state molto vicine». Né tantomeno l’idea di usare il telescopio per studi astronomici fu esclusiva dello scienziato pisano: oltre ad Harriot altri astronomi, come Pierre de l’Estoile nel 1608, esaminarono questa possibilità.

Superficie lunare
La vera importanza dell’opera galileiana di quegli anni fu di intuire immediatamente le opportunità offerte da uno strumento che cominciava a circolare in Europa e, rapidamente, capirne il funzionamento tanto da modificarlo, potenziandolo, facendone un mezzo per produrre conoscenza. È nel Sidereus Nuncius che si condensa l’opera di osservazione di quel formidabile 1609 ed è lì che dobbiamo guardare per capire la grandezza di Galilei. Lì, dove si infrange il confine tra mondo celeste e mondo sublunare quando si legge che la superficie della Luna non appare più «levigata, uniforme ed esattamente sferica, come gran numero di filosofi credette di essa, ma ineguale, scabra e con molte cavità e sporgenze, non diversamente dalla faccia della Terra, variata da catene di monti e profonde valli».


pubblicato su
Archeologia & Cultura

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