venerdì 31 gennaio 2014

Aleksandr Porfir’evich Borodin, chimico

Una vita tra note e sostanze

Aleksandr Porfir’evich Borodin
Un bambino si aggira nelle stanze della sua casa di San Pietroburgo tra alambicchi, becher, storte, tubi contenenti soluzioni e ogni tipo di attrezzatura. Ha poco più di dieci anni e una passione smodata per la chimica: il tempo libero lo passa tra esperimenti di galvanoplastica e soluzioni colorate maleodoranti.

Le sostanze chimiche che ama mescolare non sono, però, le sole con le quali si cimenta. Un’altra magica “sostanza” lo attrae con pari forze, ben più eterea, impalpabile, evanescente e che, nelle infinite forme che può prendere, è in grado di scuotere il nostro corpo e far volare la mente, forse perché anch’essa fatta «della stessa sostanza dei sogni»: la musica.

Quel bambino dotato di un talento straordinario e già in grado di comporre piccoli pezzi, come la polka in re minore Helene realizzata a soli nove anni, diventerà insieme Musorgskij e Ciaikovskij uno tra i più espressivi compositori della Russia dell’Ottocento: Aleksandr Porfir’evich Borodin.



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A. Borodin - Danze Polovesiane da Il Principe Igor
Orchestra Sinfonica della Repubblica di San Marino

Anche se i più lo ricordano come l’autore delle splendide “Danze Polovesiane” da Il principe Igor, del poema sinfonico Nelle steppe dell'Asia centrale e di numerose altre composizioni di musica da camera e sinfonica, la concitata vita di Aleksandr Borodin fu segnata dalla sua professione di chimico. «Per i miei amici la musica è la loro principale occupazione, il loro lavoro e lo scopo della loro vita. Per me è un riposo, un passatempo che mi distrae dalla mia attività principale, l’insegnamento. Io amo la mia professione e la mia scienza. Amo l’Accademia e i miei allievi. Se da un lato io vorrei dedicarmi alla musica, dall’altro temo di farlo troppo assiduamente e di trascurare gli impegni scientifici». Questo era Borodin, «un compositore domenicale che si sforza di restare nell’ombra», come confessava all’amico musicista Balakirev, un dilettante nel significato più alto del termine, per il quale la musica era concepita, appunto, come divertimento, come un momento riposante dell’anima e della mente. Un riposo del quale, nonostante le grandi opere musicali che ci ha lasciato, non poté godere molto spesso. Il principe Igor, l’opera che lo impegnò per diciassette anni, rimarrà incompiuta e sarà completata con fedeltà d’intenti da Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov e da Aleksandr Konstantinovič Glazunov.
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A. Borodin - Danze Polovesiane da Il Principe Igor
Orchestra Sinfonica della Repubblica di San Marino

Che un uomo dalla grande ricchezza interiore, che affiancava sensibilità artistica a fiducia positivistica nella ragione, sereno, ottimista, fosse destinato a una brillante carriera scientifica divenne chiaro ben presto.
Aleksandr Porfir’evich Borodin
Entrato nel 1850 nell’Accademia Medico-Chirurgica di San Pietroburgo, ebbe modo di farsi notare immediatamente dal professor Nikolaj Nikolaevič Zinin, scienziato di fama mondiale per i suoi studi sull’anilina. Zinin, che fu tra l’altro insegnante privato di chimica di Alfred Nobel la cui famiglia si era trasferita a San Pietroburgo, considerava Borodin il suo studente migliore, degno prosecutore dei suoi studi scientifici. E la tesi di dottorato che discusse otto anni dopo dal titolo Sull’analogia del comportamento chimico e tossicologico dell’acido arsenico e dell’acido fosforico ha un’importanza, per la storia dell’Accademia, che va oltre l’interesse scientifico del lavoro: è la prima tesi scritta e discussa in lingua russa anziché in latino.

Paolo Tassinari
Il dottor Borodin non eserciterà mai la professione di medico. Lo vedremo, negli anni successivi al periodo universitario, viaggiare in tutta Europa per allacciare rapporti con gli studiosi di chimica tedeschi, francesi e anche italiani. Nel nostro paese soggiornò per un anno, tra 1861 e il 1862, ed ebbe l’occasione di lavorare a Pisa nel laboratorio di Sebastiano de Luca e Paolo Tassinari, fondatori della scuola di chimica organica in Italia. Nel neonato stato italiano pubblicò tre articoli sul Nuovo Cimento, il primo dei quali può essere senz’altro considerato la pubblicazione di Borodin più conosciuta.


A. Borodin - Nelle steppe dell'Asia centrale
MYO Suffolk Principal Orchestra

I viaggi in Europa furono un elemento importante della vita professionale di Borodin. In campo musicale ebbe l’occasione di seguire le rappresentazioni delle sue opere e stringere amicizie. Particolarmente importante, da questo punto di vista, fu il soggiorno a Weimar nel 1877, durante il quale conosce Franz Liszt. Tra i due nascerà un rapporto di reciproca stima ben testimoniato dalla dedica al grande musicista ungherese dello schizzo sinfonico Nelle steppe dell’Asia centrale e dalle parole di Liszt che, a proposito del talento di Borodin osservava: «Il vostro istinto musicale è tale da risparmiarvi il timore di non essere originale».
Stanislao Cannizzaro
Ma i viaggi furono importantissimi anche dal punto di vista scientifico e continueranno anche dopo il periodo di apprendistato concluso con il soggiorno italiano. Tornò soprattutto in Germania per studiare l’organizzazione dei laboratori tedeschi e acquisire idee per promuovere un rinnovamento di quelli russi. Di particolare rilievo la sua partecipazione, nel 1860, al Primo Congresso Internazionale di Chimica tenutosi a Karlsruhe in qualità di membro della delegazione Russa, in compagnia del grande chimico Dmitrij Ivanovič Mendeleev. Il convegno rappresentò un momento fondamentale nella storia della chimica perché è da qui che le idee di Stanislao Cannizzaro, presente come relatore, relative alla determinazione dei pesi atomici e di quelli molecolari cominciarono a diffondersi nella comunità scientifica.

Friedrich August Kekulé
Aleksandr Borodin fu un abile sperimentatore, autore di ricerche pionieristiche nel campo della chimica organica del fluoro e soprattutto della polimerizzazione e condensazione delle aldeidi. Alcuni di questi lavori, però, lo misero in contrasto con il chimico francese Charles Aldolphe Wurtz e, soprattutto, con il tedesco August Kekulé, un’autorità nella chimica del XIX secolo, che non riconobbero mai ufficialmente la portata delle ricerche di Borodin. Studi la cui diffusione fu frenata anche dalla mancanza di una scuola di chimica organica russa.

Gli ultimi contributi scientifici di Borodin riguardarono le applicazioni in campo medico di sostanze come il tè, l’acqua ossigenata e l’oppio. Ma sicuramente il progetto più importante di questi anni fu la realizzazione di un metodo per determinare l’urea contenuta nelle urine che trovò, a seguito di successivi miglioramenti, applicazione nell’ambito degli esami clinici.
Tutti risultati dovuti alle approfondite conoscenze di Borodin in chimica analitica. Non è un caso, quindi, che nel manuale di Mendeleev sulla chimica organica il capitolo dedicato a questa specialità è firmato proprio dal professor Borodin.


Il 2011 è stato dichiarato dall’ONU Anno Internazionale della Chimica ed è stata l'occasione per ricordare Borodin, celebrando una figura d’intellettuale europeo che supera i confini della società in cui vive e si apre al mondo, legando la sua vita e la sua esperienza professionale a quella di uomini di cultura di Francia, Germania, Belgio, Svizzera, Italia. E lo fa viaggiando sul doppio binario della scienza chimica e della musica, rendendoci evidente quanto stretti siano i limiti imposti da artificiose divisioni tra la cultura umanistica e quella scientifica, tra arte e scienza.

Laboratorio di chimica di fine Ottocento
Ma ricordare Borodin, oggi, si connota anche di stringente attualità. In una società che non riconosce a dovere il ruolo che le donne esercitano in molti campi e, soprattutto, ne ostacola lo sviluppo, attraverso la discriminazione sul posto di lavoro che in molti casi si traduce in stipendi inferiori e ruoli subalterni, dovremmo guardare come a un modello quell’uomo coraggioso che, nella Russia ottocentesca dello zar Nicola I, si batté perché le donne potessero accedere ai più alti livelli di istruzione. Ottenne l’apertura dei corsi universitari di medicina anche alle studentesse, fino a quel momento accettate solo in quelli di ostetricia, contribuì in maniera determinante alla nascita della Scuola di medicina per donne di San Pietroburgo e il suo laboratorio di chimica presso l’Accademia medico-chirurgica di Mosca fu il primo in Russia ad affiancare donne e uomini nel lavoro di ricerca.
Da un mondo lontano nel tempo un esempio di grande modernità.

Il post partecipa al
edizione ospitata da Scientificando


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