venerdì 10 gennaio 2014

Ascanio Sobrero

Un chimico dimenticato

Ascanio Sobrero
«Permettetemi di rinnovarvi, in occasione dell’amabile lettera che mi avete scritta, la espressione dell’ammirazione e del profondo rispetto che mi avete sempre ispirato. Invidio al signor Duchene la felice idea di commemorare in Avigliana la grande scoperta che il mondo vi deve e la simpatica figura dello scopritore». Chi scrive queste parole piene di affetto e considerazione, in quel lontano 1879, è Alfred Bernhard Nobel il noto chimico svedese inventore della dinamite.

A quale personalità scientifica sono rivolte? Chi, nella cittadina piemontese che ospita da alcuni anni quello che diventerà il più grande stabilimento Nobel europeo, merita un tale riconoscimento? E, soprattutto, qual’è questa scoperta così importante? Lo scienziato che il signor Duchene, uno dei dirigenti dello stabilimento, ha la “felice idea” di onorare si chiama Ascanio Sobrero e la scoperta tanto cara a Nobel è nientemeno che la nitroglicerina.

Alfred Bernhard Nobel

Ci sono almeno due buoni motivi per anticipare il ricordo di uno scienziato italiano, un po’ dimenticato per la verità, del quale il prossimo anno si celebreranno i duecento anni dalla nascita. Innanzitutto il fatto che Sobrero era un chimico e questo 2011, proclamato dall’ONU Anno Internazionale della Chimica, fornisce senz’altro la cornice più adatta al tratteggio della sua la figura di scienziato. In secondo luogo, rimanendo nel nostro ambito nazionale, i festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, che ci stimolano a ripensare a tutti quegli studiosi che hanno operato nel neonato stato italiano contribuendo alla sua costruzione. Ed è proprio durante l’ultimo dei Congressi degli scienziati italiani, che si svolsero dal 1839 al 1847 e che ebbero un ruolo importante nel Risorgimento, che Ascanio Sobrero presentò i risultati sulla nitroglicerina.


Venezia di quegli anni in un'opera di Giuseppe Canella

La memoria presentata nel IX congresso di Venezia fu il compimento di anni di ricerche nei migliori laboratori d’Europa. Medico di formazione, Sobrero fu incoraggiato a dedicarsi alla chimica dallo zio Carlo Raffaello, ufficiale dell’esercito e direttore del laboratorio di chimica dell’Arsenale di Torino, che aveva frequentato il laboratorio dello svedese Jöns Jakob Berzelius, uno dei padri della chimica moderna. Intenzionato ad approfondire gli studi, nel 1840 Sobrero si recò a Parigi dove ebbe l’opportunità di frequentare Jean Baptiste Dumas, professore alla Sorbona e che avrà tra i suoi allievi Louis Pasteur, Françoise Anselme Payen, che nel 1833 isolò il primo enzima, la diastasi, Antoine Jerome Balard il chimico scopritore del bromo e Thèophile Jules Pelouze, autore d’importanti lavori sull’acido nitrico e sulle sue applicazioni, che lo accolse nel suo laboratorio dove lavorò per ben tre anni.
Justus von Liebig

Trasferitosi in Germania, passò due anni nel laboratorio di un altro “monumento” della chimica ottocentesca, Justus von Liebig, sotto la cui guida venivano addestrati giovani promettenti provenienti da tutto il mondo. Un’esperienza, questa europea, che oltre a conferirgli una solida impostazione scientifica ebbe anche un grande valore umano, viste le relazioni di amicizia che intratterrà per tutta la vita sia con Pelouze che con il non facile Liebig.
Tornato a Torino, negli anni successivi Ascanio Sobrero si dedicherà intensamente agli studi sull’azione della miscela di acido nitrico e solforico sulle sostanze organiche, prima come assistente al laboratorio di chimica generale della locale università e poi nel laboratorio della scuola di Meccanica e chimica applicata alle arti fondata dalla Camera di Agricoltura e Commercio, dove fu insegnante di chimica. E alla fine del 1846, finalmente, la realizzazione di una serie di composti esplosivi fra i quali la nitroglicerina, che chiamò glicerina fulminante o piroglicerina.

Operai e impiegati del dinamitificio di Avigliana

Malgrado le evidenti e potenti proprietà esplosive del nuovo composto, delle quali lo stesso Sobrero subì le conseguenze in più occasioni, il chimico piemontese non pensò inizialmente all’utilizzo della nitroglicerina come esplosivo. Solo successivamente al lavoro di Nobel, che riuscì a produrre la dinamite, un preparato stabile a base di nitroglicerina, Sobrero pensò a un progetto analogo sviluppando e brevettando, nel 1873, la melanina. L’idea di una produzione industriale, però, non si concretizzerà mai anche per motivi personali legati all’incarico offertogli come consulente chimico nella fabbrica di Avigliana, sicuramente un lavoro meno rischioso della realizzazione di un’impresa privata.

La vicenda della nitroglicerina, però, è esemplificativa dell’assenza, nell’Italia postrisorgimentale, di un robusto collegamento tra la ricerca scientifica e la produzione industriale in ambito chimico. Anche studiosi come Piria e Cannizzaro, artefici della rinascita della chimica italiana, erano scarsamente interessati alle applicazioni industriali. E anche quando in qualche laboratorio, soprattutto nei centri di Roma e Palermo, veniva sintetizzata qualche nuova sostanza che potesse avere un interesse economico, non seguiva quasi mai la messa a punto di un processo di produzione nelle industrie chimiche che stavano nascendo soprattutto nel settentrione. Una relazione, quella tra la ricerca e la produzione, non certo incoraggiata dalle classi dirigenti.


Ma la memoria presentata al congresso di Venezia conteneva anche osservazioni sulle interazioni della nitroglicerina con l’organismo umano. Sobrero, che sosteneva che era sufficiente anche «una piccola quantità (quella che si può prendere umettando appena la punta del mignolo) sulla lingua per soffrire di una emicrania piuttosto forte per parecchie ore», catturerà l’attenzione di alcuni studiosi che si dedicheranno, negli anni successivi, a sperimentare gli effetti sull’uomo della nuova sostanza. Prima l’olandese De Vrij, e poi Constantin Hering di Filadelfia e Rudolf Demme di Berna ottennero prove sufficienti delle proprietà terapeutiche della nitroglicerina. Ma sarà il lavoro di Thomas Lauder Brunton e quello di William Murrell a far entrare definitivamente la nitroglicerina nella farmacopea come ausilio per la cura dell’angina pectoris.

La vicenda scientifica di Ascanio Sobrero ci fornisce un esempio di come i risultati di una scoperta sono spesso difficilmente classificabili in termini morali. La nitroglicerina come componente fondamentale per produzione di esplosivi di uso bellico può essere senz’altro vista come un passo contro l’umanità, ma l’uso della dinamite per scopi civili o addirittura come farmaco per la cura dell’angina pectoris no. Come sempre sono le scelte politiche che possono essere etichettate come giuste o sbagliate, un bene o un male, non certo le scoperte stesse. Una consapevolezza, questa, ben presente anche a Nobel quando nell’ultima parte della sua vita ebbe a dire: «E’ un’ironia del destino che mi sia stato prescritto di assumere la nitroglicerina. La chiamano Trinitrina per non spaventare il farmacista ed il pubblico».

pubblicato su Cronache Laiche

2 commenti:

Anonimo ha detto...
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Giovanni Boaga ha detto...
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