sabato 16 aprile 2011

Una questione di secondi

L’early warning sismico

Terremoto dell'Aquila
Accanto alle sciocchezze che in questi giorni di primavera ci vengono impartite “dall’alto cieli”, là dove sicuramente è situato lo studio del professor De Mattei, leggiamo sui giornali scientifici ben altro. Per fortuna, nonostante questa presenza ingombrante e controproducente ai vertici (decisionali, s’intende, non scientifici) della scienza italiana e che una petizione in rete chiede sia rimossa, i ricercatori italiani lavorano lo stesso e producono scienza, riuscendo a schivare le bordate che questo governo riserva loro. È il caso dell’Università Federico II di Napoli che proprio sui problemi legati alle conseguenze di un terremoto dedica da anni la sua attenzione. Particolarmente interessanti sono i risultati della sperimentazione, in Italia, delle metodologie di early warning sismico, già da anni utilizzate in paesi come il Giappone, il Messico, la Romania, la Turchia e in fase di test anche in regioni ad alto rischio sismico come la California. Si tratta di sistemi che consentono, attraverso un attento monitoraggio del territorio, di rilevare i primi segnali di un terremoto, consentendo con alcuni secondi di anticipo di prevedere l’arrivo delle onde sismiche più lente ma più distruttrici.

Terremoto dell'Aquila

Se sistemi di early warning avevano un’indubbia utilità militare durante la Guerra Fredda, consentendo la protezione dei bersagli pochi secondi dopo l’avvistamento dei missili intercontinentali del blocco nemico, nel caso di un terremoto preoccuparsi di ottenere un’allerta precoce del genere sembrerebbe inutile e perfino ridicola. Ma le cose stanno diversamente. Il rischio sismico di un’area, che è la misura delle conseguenze dannose che può causare un terremoto, dipende da tre fattori: la pericolosità, la vulnerabilità e l’esposizione sismiche. Il primo di essi è costituito dalla sismicità dell’area, cioè dalla frequenza e dalla forza dei terremoti che l’hanno interessata in passato e viene definito come la probabilità che in una data zona ed in un certo intervallo di tempo si verifichi un terremoto che superi una certa intensità. È, quindi, un fattore naturale immodificabile (se non da un intervento divino punitivo, come pensa il buon De Mattei) la cui conoscenza è fondamentale e che trova espressione nelle carte elaborate, in Italia, dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Mappa di pericolosità sismica

La vulnerabilità sismica, invece, misura la propensione di un qualunque sistema realizzato dall’uomo, soprattutto le strutture edilizie, a subire un danno di un determinato livello in relazione a un terremoto di una data intensità. È un fattore molto importante in Italia per la scarsa attenzione, nonostante le leggi in vigore, rivolta all’edificazione con criteri antisismici e un patrimonio edilizio storico fragilissimo. Progettazione inadeguata, scadente qualità dei materiali o anche scarsa manutenzione, sono tutti elementi che aumentano la vulnerabilità di un edificio, incrementando la probabilità di subire danni consistenti.

Casa dello studente a L'Aquila

Infine l’esposizione sismica, che è una misura quantitativa di ciò che, appunto, è esposto al rischio di danneggiamento. La valutazione di quante vite umane si perderebbero nel caso di un terremoto di un certo tipo ma anche dei danni economici relativi alle attività presenti sul territorio e ai beni artistici andati distrutti, sono tutti elementi che concorrono a definire questo importante parametro.

Crollo della Basilica di Assisi

Il sistema di early warning sismico cerca di ridurre in modo significativo il rischio sismico agendo proprio sulla diminuzione dell’esposizione. Poche decine di secondi sono, infatti, sufficienti per interrompere interventi chirurgici in atto negli ospedali situati nella zona interessata da un terremoto, avvertire i piloti in atterraggio o in decollo in modo che possano adottare misure per posticipare o anticipare queste fasi critiche del volo, rallentare i treni in viaggio per evitare il deragliamento o, ancora, sospendere attività potenzialmente pericolose nelle fabbriche. Questi sono solo alcuni dei moltissimi esempi di azioni di sicurezza che, pur nella loro estrema semplicità ed economicità, consentono di limitare in modo significativo le conseguenze di un sisma, soprattutto nelle zone densamente popolate dove, a fronte di un’urbanizzazione mondiale crescente che ha segnato nel 2007 il superamento della popolazione residente nelle città rispetto a quella nelle zone rurali, non si adottano criteri di pianificazione urbanistica che abbiano come parametro guida la bassa pericolosità sismica.

Sistema di Early Warning in Campania

In Italia il sistema di allerta precoce è ancora allo studio ma anche dove l’early warning sismico è operativo permangono alcuni problemi che richiedono ricerca e sperimentazione. Il più importante di essi è senz’altro la riduzione dei falsi allarmi, soprattutto quando l’allerta provoca sospensione di attività umane di grande impatto sociale che richiedono tempi lunghi di ripristino: com’è intuibile, è molto meno accettabile un falso allarme che porta all’interruzione del traffico ferroviario piuttosto che un errore di valutazione che avverte i bambini delle scuole ad abbandonare i libri e ripararsi, con loro grande divertimento, sotto il banco.

pubblicato su Cronache Laiche

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Articolo molto interessante e soprauttutto molto ultile la ripartizione a tre proposta (vulnerabilità, esposizione e rischio). La ricerca non può impedire i terremoti, ma può dare una seria mano a limitarne i danni.

Giovanni Boaga ha detto...

Grazie per l'apprezzamento.
Sono perfettamente d'accordo, la ricerca è l'unico modo che abbiamo per proteggerci. Speriamo che chi dovrà decidere sui prossimi finanziamenti se lo ricordi al momento giusto...