sabato 5 novembre 2011

Una boccata di isotopi

Un motivo in più per smettere di fumare

In una nota del 18 luglio 1898 Marie e Pierre Curie annunciavano la scoperta di un nuovo elemento che, in onore della terra natale di Marie, chiamarono polonio. I due scienziati, attirati dai risultati ottenuti da Henri Becquerel un paio di anni prima, avevano indagato il curioso fenomeno di alcuni minerali di uranio che sembravano emettere una radiazione, i “raggi Becquerel” appunto, superiore a quella relativa al solo uranio. Esaminando grandi quantità di pechblenda, uno di questi minerali, ottennero con grande fatica una sostanza centinaia di volte più attiva di quella di partenza. Un grande risultato che precederà di poco la più nota scoperta del radio e che aprirà nuove strade alla fisica di inizio novecento.
Configurazione elettronica del polonio
Il polonio è un semimetallo molto radioattivo ed estremamente tossico. Emette grandi quantità di particelle alfa (due protoni e due neutroni legati dalla forza nucleare forte) che, pur facilmente schermabili, sono altamente ionizzanti e anche pochi milligrammi di questo elemento devono essere maneggiati con attenzione e possono essere pericolosi se ingeriti o inalati. Impiegato un tempo nella manifattura tessile per le sue proprietà antistatiche, una caratteristica che aveva osservato lo stesso Becquerel, oggi il polonio trova applicazione in speciali sistemi di spazzolatura di negativi fotografici e, purtroppo, come sorgente di neutroni nelle armi nucleari.

Decadimento alfa del radio-226
Una ricerca della University of California di Los Angeles (UCLA), pubblicata su Nicotine and Tobacco Research dal titolo "Cigarette Smoke Radioactivity and Lung Cancer Risk", ci fornisce un’ulteriore prova scientifica della presenza di questo raro elemento, più precisamente di un suo isotopo, il polonio-210, in oggetti ben più familiari: le sigarette. Infatti l’uso intenso di particolari fertilizzanti polifosfati ricchi di radio-226 nelle coltivazioni di tabacco, con conseguente emissione per decadimento alfa di radon-222 e suo decadimento in piombo-210, determinerebbe un deposito di quest’ultimo isotopo sulle foglie di queste piante con conseguente trasformazione in polonio-210. Quindi oltre alle numerose sostanze cancerogene che provocano lesioni immediate a livello dei bronchi, come gli idrocarburi aromatici policiclici (benzopirene) o i derivati dall’ammoniaca usati nella lavorazione delle sigarette, o lente modificazioni nel tempo, come quelle provocate dalle aldeidi contenute nella carta, la combustione delle sigarette preparate con queste foglie è in grado di far passare il polonio-210 nel fumo sprigionato consentendo ad una sostanza altamente radioattiva di raggiungere i polmoni.


Fioritura di Tabacco (Nicotiana tabacum)
Ma i ricercatori autori dello studio non si fermano alle questioni medico/scientifiche e, analizzando i documenti resi pubblici dalle case produttrici solo a partire dal 1998 a seguito dell’accordo con 46 stati USA (il Master Settlement Agreement) e raccolti nella Legacy Tobacco Documents Library, rivelano una circostanza agghiacciante: la reticenza delle principali industrie produttrici di sigarette a rendere pubblici fatti già a loro noti da molto tempo. Hrayr Karagueuzian, primo firmatario dello studio e professore di Cardiologia, afferma che «fin dagli anni ’50 l’industria del tabacco aveva raccolto e secretato nei suoi archivi le prove di ciò che la presenza di questa sostanza significasse per la salute. Era giunta a quantificare il rischio a lungo termine: ogni 1.000 fumatori abituali sono almeno 120 i morti in più su un periodo di 25 anni per tumore del polmone che si possono attribuire direttamente all’emissione radioattiva». Ma c’è di più. Dal 1980 è disponibile una tecnica che consente di rimuovere il polonio-210 dal tabacco che le industrie non hanno mai applicato nelle loro produzioni. Il motivo? Semplice: la procedura di rimozione della sostanza radioattiva modificherebbe chimicamente la nicotina rendendola meno efficace, «ne ridurrebbe l’assorbimento a livello cerebrale, e con esso quel momento di gratificazione per il fumatore definito “nicotine kick”, in qualche modo legato anche allo sviluppo della dipendenza».

In Italia una legge dello Stato impone che le industrie del tabacco scrivano sulle confezioni dei loro prodotti frasi del tipo “Nuoce gravemente alla salute” o addirittura “Il fumo uccide”, espressioni che nessuno legge più e che hanno ormai solo una funzione decorativa. Ma sono comunque un’ammissione esplicita di vendere morte che, alla luce dello studio americano, ha una motivazione in più. Oggi la conosciamo anche noi.

pubblicato su Cronache Laiche

Il post partecipa al
edizione ospitata da DropSea


Nessun commento: