martedì 3 aprile 2012

Decreto (sotto)sviluppo

I giovani ricercatori in Italia e in Europa. L'appello di Rita Levi Montalcini al governo

Rita Levi Montalcini
«Rivolgiamo un appello al Governo affinché non cancelli il futuro di tanti giovani ricercatori, che coltivano la speranza di poter fare ricerca in Italia». Queste le parole del premio Nobel Rita Levi Montalcini, senatrice a vita, e del senatore del Partito Democratico Ignazio Marino all’indomani dell’approvazione alla Camera del decreto legge su semplificazione e sviluppo. Nel testo, licenziato dal primo ramo del parlamento, era contenuto quello che i due scienziati definiscono un passo indietro che allontanerà di nuovo l’Italia dalla comunità internazionale, «un atto inaccettabile soprattutto da un governo guidato da un premier scelto per merito e competenza».

È proprio sul merito e sulla competenza dei ricercatori italiani e sulla trasparenza dell’assegnazione dei fondi per la ricerca che facevano leva le norme introdotte dal governo Prodi grazie all’impegno dei due scienziati. Il provvedimento assegnava il dieci per cento dei fondi nazionali per la ricerca secondo un criterio di valutazione tra pari – la peer review, un meccanismo comune a tutte le riviste scientifiche autorevoli per la scelta degli articoli da pubblicare – dove i progetti di ricerca venivano assegnati in base al giudizio di scienziati, metà italiani e metà stranieri, tutti con età inferiore ai 40 anni. Età limite, questa, anche per i partecipanti ai bandi di concorso. Una novità assoluta per l’Italia che dava la possibilità ai giovani scienziati di accedere ai fondi sufficienti per i loro studi e gestirli in completa autonomia, senza passare per le istituzioni universitarie. Unico requisito la capacità di proporre idee innovative. «Questi sono criteri invocati dagli stessi giovani ricercatori italiani, che abbiamo il dovere di sostenere, anche per cercare di invertire la tendenza all’esodo che da troppi anni svuota il nostro paese di risorse preziosissime» – aggiunge la Montalcini – «la fuga dei cervelli non si combatte certamente rendendo ancora più difficile, se non impossibile, per chi non ha le conoscenze giuste l’accesso ai fondi della ricerca all’interno delle università e degli enti di ricerca italiani».

Il decreto legge, nonostante gli emendamenti presentati dal senatore Marino volti al ripristino del provvedimento, è stato approvato anche in Senato e si avvia a una rapida conferma della Camera. «Così l’accesso ai finanziamenti sarà di nuovo possibile solo a chi ha le giuste amicizie e non la necessaria preparazione acquisita in anni di studio, magari negli scantinati di qualche facoltà per pochi euro» è il commento amaro di Rita Levi Montalcini.

Ma se è proprio vero che nel nostro paese non si riesce, nonostante i roboanti proclami, a considerare quello della ricerca scientifica un settore di fondamentale importanza per la vita di tutta la collettività, per i giovani ricercatori italiani qualche speranza c’è, a patto di guardare fuori confine. Più o meno nello stesso periodo in cui si realizzava in Italia quella piccola rivoluzione che il governo ha appena spazzato via, veniva istituito – dalla Commissione europea nell’ambito del 7° programma quadro per la ricerca – il Consiglio europeo della ricerca (CER), al fine di sostenere la ricerca di frontiera sviluppando il programma IDEAS che, per il periodo 2007-2012, disporrà di un budget di 7,5 miliardi di euro.

Con lo scopo di stimolare l’eccellenza scientifica e di premiare le idee innovative in tutti i campi (anche umanistici), il CER si pone l’obiettivo di incoraggiare i migliori scienziati – anche extraeuropei purché vengano a lavorare in Europa – sostenendo i loro progetti di ricerca e finanziandoli sulla base della qualità delle idee presentate giudicata da valutatori esperti in materia, tra i quali anche alcuni premi Nobel. Quest’anno sono previste 900 borse, 600 attribuite a giovani ricercatori e 300 riservate ai più anziani.

La peculiarità del programma IDEAS, che lo differenzia dai finanziamenti europei tradizionali, sta nel fatto che i fondi – piuttosto consistenti potendo arrivare a 1,5/2 milioni di euro per un singolo progetto – sono affidati a singoli ricercatori che hanno piena libertà di utilizzarli, creando o consolidando il team di ricerca, assumendo altri ricercatori, attivando collaborazioni, acquistando macchinari. Inoltre, altra caratteristica importante, IDEAS è rivolto alla ricerca di base, all’avanzamento della conoscenza senza il vincolo della ricaduta immediata. I ricercatori italiani, vista la lungimiranza dei nostri governanti, si sono buttati sull’iniziativa e sono al secondo posto per domande presentate e al quinto per borse ottenute negli anni precedenti.
E chi non lo ha ancora fatto, vista l’aria che tira, è meglio che si affretti: il bando scade a luglio.

pubblicato su Cronache Laiche

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