giovedì 5 aprile 2012

Omeopatia: una svolta epocale. Per chi?

Entro il 2015 anche i rimedi omeopatici diventeranno farmaci

Mentre negli Stati Uniti consumatori insoddisfatti di alcuni prodotti omeopatici come Oscillo (venduto in Italia con il nome di Oscillococcinum) e Coldcalm, che assicurano la prevenzione e/o la guarigione da raffreddore, influenza e simili, hanno recentemente intentato contro la multinazionale Boiron cinque cause collettive (class action) – costringendo il colosso della produzione di costose boccette d’acqua e pillole di zucchero a pattuire un risarcimento di 5 milioni di dollari – in Italia sembrano maturi i tempi per un riconoscimento dei rimedi omeopatici come farmaci.

Recentemente l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha introdotto un nuovo sistema informatico per la ricognizione dei prodotti omeopatici che permetterà di censire quelli sul mercato consentendo così, come si legge nel comunicato, «di poter anche fornire risposte puntuali alle richieste specifiche provenienti dalle altre istituzioni europee», prime fra tutte le direttive europee 2001/83/CE e 2003/94/CE, entrambe oggetto del decreto legislativo n. 219 del 2006, che invitano gli organismi degli stati membri deputati ai controlli sui farmaci ad occuparsi anche di quelli omeopatici, adottando comuni modalità di registrazione entro il 2015.

Fino ad oggi, in Italia, i prodotti omeopatici disponibili erano solamente quelli introdotti prima del 1995, la cui vendita era permessa da autorizzazioni provvisorie e sempre prorogate. Una volta applicate le direttive, invece, potranno essere messi in commercio anche quelli elaborati in questi 17 anni di blocco commerciale, con grande felicità dei milioni di utilizzatori di questi rimedi e, soprattutto, delle aziende produttrici i cui rappresentanti parlano di svolta epocale. E come dargli torto? Un mercato invaso da nuove preparazioni con il marchio dell’AIFA sarà senz’altro una manna per Boiron, Guna & Co, che potranno finalmente presentare i loro prodotti come farmaci, non solamente rimedi, sfruttando l' acquisita pari dignità con gli altri farmaci (quelli veri) attraverso sapienti operazioni di marketing che ne metteranno in evidenza la sicurezza e l’efficacia. Avendo il marchio AIFA chi oserà più opporsi ai prodotti omeopatici perché privi di controlli e verifiche?

Silvio Garattini
Il problema è che sui rimedi omeopatici sarà applicata in futuro, come si fa anche oggi su quelli ante 1995, una procedura semplificata di registrazione che richiede alle aziende di presentare informazioni circa l’origine chimica, biologica, farmacologica e la diluizione dei principi contenuti. Praticamente viene chiesto all’AIFA di certificare che i prodotti da registrare non siano nocivi alla salute dell’uomo, convinzione sostenuta da Omeoimprese – associazione che tutela gli interessi generali nella diffusione dei medicinali omeopatici e antroposofici – per la quale i prodotti oggi sul mercato hanno dimostrato la loro sicurezza «non essendosi manifestate in questi anni gravi reazioni nei pazienti che le hanno utilizzate». Affermazione quanto mai condivisibile visto che oltre ad acqua e zucchero i prodotti che troviamo in farmacia non contengono altro.

«Praticamente all’omeopatia viene di fatto aperta una scorciatoia rispetto alle regole che devono rispettare i farmaci tradizionali» – dichiara Silvio Garattini, farmacologo da sempre critico nei confronti dei rimedi omeopatici e membro dell’AIFA – «una scorciatoia a mio avviso molto pericolosa». La pericolosità, secondo il direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, risiede nel fatto che all’AIFA non viene chiesto di valutare l’efficacia dei prodotti omeopatici. «I consumatori potrebbero essere indotti ad acquistare un prodotto che a mio avviso è efficace quanto il placebo, anziché un farmaco che contiene principi attivi realmente efficaci per una determinata patologia. […] Fino ad oggi nessuno studio scientifico serio ha mai dimostrato che l’omeopatia abbia un qualche effetto sul nostro organismo. E nessuno studio scientifico ha mai dimostrato che questo tipo di sostanze sia efficace contro una qualsiasi patologia».

Parole chiare, condivise da tutta la comunità scientifica, che gli estensori del decreto legge in corso di applicazione avrebbero dovuto tenere presente nella redazione dell’articolo 1 del Titolo I, dove leggiamo che si definisce medicinale «ogni sostanza o associazione di sostanze presentata come avente proprietà curative o profilattiche delle malattie umane […] che può essere utilizzata sull’uomo o somministrata all’uomo allo scopo di ripristinare, correggere o modificare funzioni fisiologiche, esercitando un’azione farmacologica, immunologica o metabolica».
Si parla dell’acqua o dello zucchero?

pubblicato su Cronache Laiche

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