martedì 23 giugno 2015

Cronache lunari

Gervaso di Canterbury e la Luna fiammeggiante

Cratere Giordano Bruno
«In questo anno, nella domenica prima della festa di S. Giovanni Battista, dopo il tramonto, quando la Luna era appena diventata visibile un fenomeno meraviglioso è stato osservato da cinque o più uomini che stavano seduti guardando la Luna. Ora c’era una Luna nuova brillante, e, come è usuale in questa fase, i suoi corni erano orientati verso Est, ed improvvisamente il corno superiore si è diviso in due. Dal punto centrale della divisione è venuta fuori una torcia fiammeggiante gettando fuori, a distanza considerevole, fuoco, carboni ardenti e lampi. Frattanto il corpo della Luna che era sotto contorta, come in ansia, e, per renderlo nelle parole di coloro che mi hanno riportato ciò per averlo visto con i loro occhi, la Luna pulsante come un serpente ferito.»

Il resoconto impressionante di questo avvenimento, accaduto alla fine della primavera del lontano 1178, nei pressi di quella stessa cattedrale in cui solo pochi anni prima aveva trovato la morte l’arcivescovo Thomas Becket, porta la firma di un importante cronista dell’epoca: Gervaso di Canterbury.


Mappa stellare cinese, VI secolo d.C.
Le testimonianze di antichi fenomeni del cielo sono molto importanti, non solamente per ragioni storiografiche. Il patrimonio osservativo che ereditiamo dal passato è utile ancora oggi in astrofisica e in geofisica, fornendo un importante contributo alla comprensione di molti fenomeni che, se guardati in un arco temporale più lungo di quello messo a disposizione dalla moderna astronomia, rivelano aspetti altrimenti difficili da individuare. I dati degli antichi astronomi, scientifici a tutti gli effetti, sulla rotazione della Terra, sulla variabilità delle macchie solari o sull’apparizione di comete, incrementano notevolmente quelli ottenuti con gli strumenti moderni che, per quanto precisi, hanno al più quattrocento anni. Tenendo sempre presente, però, che le analisi degli antichi studi sono spesso complicate da problemi di interpretazione che possono rendere dubbia la natura di un fenomeno descritto del quale non erano ben comprese le cause, e da difficoltà di sincronizzazione delle osservazioni compiute da astronomi molto distanti tra loro.

Cosa videro i testimoni citati nella cronaca e, prima di tutto, si tratta di un registrazione affidabile? La reputazione di cronista degli avvenimenti politici e culturali del suo tempo del frate inglese sembra assicurare che qualche tipo di fenomeno insolito si sia verificato. Monaco della cattedrale di Canterbury, ordinato dall’arcivescovo Thomas Becket, Gervaso visse nel monastero della cittadina del Kent fino alla morte, ricoprendo la carica di segretario. La sua notorietà è legata soprattutto ai Chronica, agli Actus pontificum Cantuariensis ecclesiae, importanti per la storia dell'arcivescovato di Canterbury, i Gesta regum, in cui tratta la storia della Britannia fino al 1210 e la Mappa Mundi dove, attraverso liste di monasteri e centri ecclesiastici, traccia una vera e propria topografia religiosa dell'Inghilterra del periodo. Notevole è anche il Tractatus de combustione et reparatione Cantuariensis ecclesiae, nel quale vengono descritti in modo dettagliato l'incendio e la ricostruzione del coro della cattedrale di Canterbury, primo esempio di gotico in Inghilterra, e dove Gervaso dimostra un non comune interesse per i sistemi costruttivi e una notevole competenza.

Cattedrale di Canterbury

Più difficile è capire a quale fenomeno assistettero in quei giorni a Canterbury. Nel 1976, in un articolo pubblicato sulla rivista Meteoritics dal titolo Was the Formation of a 20-km Diametro Impact Crater on the Moon Observed on June 18, 1178?, il geologo Jack B. Hartung avanzò l’ipotesi che quello descritto da Gervaso fosse l’impatto di un asteroide di 1-2 km di diametro sulla superficie lunare. Ma c’è di più. A rendere la notizia ancora più affascinante era il suggerimento che il prodotto di tale impatto fosse il cratere denominato Giordano Bruno, un avvallamento di ben 22 km di diametro che si riteneva di recente formazione. Alcuni uomini della cittadina inglese erano stati, quindi, testimoni oculari di un evento che si attende una volta ogni dieci milioni di anni!

Carl Sagan
Ma a far uscire questo episodio dalla ristretta cerchia degli specialisti portandolo all'attenzione del grande pubblico ci pensò, nel 1979, il noto astronomo e divulgatore Carl Sagan. Nel suo Cosmos, riportando le vicende di quel lontano giugno del 1178, scriveva che «I monaci della cattedrale di Canterbury a Londra avevano terminato da poco le preghiere serali e si preparavano a ritirarsi per la notte. Fratello Gervaso, lo storico dell'abbazia […] si avviava verso la sua cella leggendo, mentre altri monaci si godevano la dolce festa serale di giugno. Nel mezzo di questa loro ricreazione, il fato volle renderli testimoni di un fenomeno sorprendente, una violenta esplosione sulla Luna». Secondo Sagan, quindi, i testimoni del fatto erano dei monaci del monastero che avrebbero visto l’esplosione dal chiostro del convento, cosa che rafforzerebbe il resoconto di Gervaso, rendendolo quasi un testimone oculare. La cronaca dello stesso Gervaso, però, non parla di confratelli ma di uomini che avrebbero riferito l’avvenimento successivamente e calcoli fatti in seguito escludono che la Luna in quel momento si potesse osservare alta nel cielo, come sarebbe stato necessario per poterla vedere dall’interno del convento.

Esistono, però, altre buone ragioni per mettere in serio dubbio l’ipotesi che il fenomeno osservato a Canterbury possa essere l’impatto di un grande meteorite che ha dato origine al cratere Giordano Bruno. Datazioni successive dell’area hanno rivelato un’età compresa tra il milione e i dieci milioni di anni, il che ne farebbe una formazione certamente giovane ma solo dal punto di vista geologico.

Luna
Inoltre occorre tener presente che non è corretto ritenere che della Luna si veda sempre, da Terra, esattamente metà della sua superficie e sempre la stessa. In effetti la complessità del sistema Terra-Luna favorisce gli osservatori terrestri che, grazie a piccole oscillazioni dette librazioni lunari, in realtà possono osservare una porzione maggiore della metà di quella totale. Tale porzione, sempre per lo stesso fenomeno, è soggetta a variazioni e oggetti posti nelle strette vicinanze dell’orizzonte osservativo medio possono essere a volte visibili e a volte nascosti alla vista da Terra (non a caso Galileo, che per primo individuò il fenomeno, parlò di titubazioni). Da calcoli effettuati risulta proprio che il cratere Giordano Bruno, il giorno dell’avvistamento, risultasse oltre l'orizzonte osservativo.

A queste motivazioni occorre aggiungere che da una parte un meteorite di quelle dimensioni, in grado di generare un cratere così grande, avrebbe sollevato tanti detriti da causare una pioggia di meteore sulla Terra, mentre non esistono resoconti di un tale fenomeno nei documenti dell’epoca a noi pervenuti, redatti da astronomi cinesi, arabi o europei. Dall’altra, nonostante le dimensioni ragguardevoli, non sarebbe stato in grado di determinare, nella Luna, contorsioni e pulsazioni «come un serpente ferito».

Se di asteroide non si è trattato, cosa hanno visto quella sera i testimoni del fatto? Anche trascurando le tesi più radicali, come quella di chi ha calcolato che nel momento dell’osservazione a Canterbury la Luna era una debole falce, molto bassa sull’orizzonte e quindi confusa nella luce del crepuscolo, il che farebbe pensare ad un errore di datazione di Gervaso, la spiegazione più plausibile è che si sia trattato di un bolide esploso nella nostra atmosfera. Se la direzione fosse stata tale da consentire l’osservazione sovrapposta a quella della Luna crescente, questo avrebbe potuto indurre l’illusione che tale fenomeno fosse accaduto sul nostro satellite. Calcoli effettuati in merito a tale ipotesi hanno condotto al risultato che, per ottenere tale effetto prospettico, l’area di superficie terrestre interessata non avrebbe potuto superare i due chilometri di raggio, cosa compatibile con il basso numero di testimoni dell’evento.

Ipotetiche basi lunari
Qualunque cosa sia accaduta nel giugno del 1178 l’attenzione che oggi riserviamo a questo tipo di fenomeni è molto alta, non solamente in relazione agli asteroidi che possono cadere sulla Terra ma anche nei confronti di quelli che arrivano sulla superficie lunare. La Luna, non godendo della protezione di un’atmosfera, è tutt'oggi soggetta a continua craterizzazione, anche se i grossi oggetti capaci di generare crateri come il Giordano Bruno sono molto rari. La frequenza degli impatti ripresi con telescopi da Terra è stata valutata pari a 400 oggetti dell’ordine del chilogrammo per anno, su tutta la superficie lunare. In vista dell’istallazione di basi lunari, la conoscenza precisa di questi fenomeni ha acquistato grande importanza tanto da spingere la Nasa a indire una campagna volta a «Usare osservazioni a Terra della porzione oscura della Luna per stabilire le frequenze e le dimensioni dei grandi meteoroidi (oltre i 500 grammi) che colpiscono la superficie lunare». Un lavoro di osservazione rivolto anche agli appassionati che non dispongono di strumenti sofisticati: «Get the most scientific value from your telescope and video equipment!»

pubblicato su Cronache Laiche

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Complimenti per il tuo blog, Articolo Fantastico!!!! Mahée Ferlini

Giovanni Boaga ha detto...

Grazie Mahée per il tuo apprezzamento. A presto! 😊