venerdì 15 luglio 2016

Il periodo d’oro della matematica italiana

Il Congresso Internazionale di Roma

Giorgio Parisi
Nella società in cui viviamo la matematica svolge un ruolo essenziale, sia nelle scienze di base che nelle applicazioni tecnologiche, ed è ormai considerata uno strumento fondamentale per lo sviluppo di un paese moderno. Lo hanno capito bene Svezia, Finlandia, Germania, Francia (oltre i soliti Giappone e Stati Uniti) che riservano adeguati investimenti alla ricerca scientifica e matematica in particolare, consentendo uno sviluppo delle conoscenze in grado di sostenere la forte competizione mondiale. Molto lontana sembra la situazione italiana che ormai da decenni si attesta agli ultimi posti per innovazione e ricerca, il che testimonia, al di là delle roboanti dichiarazioni elettorali, un completo disinteresse da parte delle classi dirigenti per il ruolo della scienza nello sviluppo della cultura nazionale e del sistema industriale. Disinteresse che ha spinto recentemente il professor Giorgio Parisi a lanciare in rete la petizione Salviamo la Ricerca Italiana, che sta raggiungendo rapidamente le 75000 adesioni e che invita l'«Unione Europea a fare pressione sul Governo Italiano perché finanzi adeguatamente la ricerca in Italia e porti i fondi per la ricerca a un livello superiore a quello della pura sussistenza», richiamando «il Governo Italiano a fare il suo dovere in questo settore cruciale per il futuro del paese».

Federigo Enriques
È un errore pensare che questo stato di cose sia il prodotto di pochi decenni di malgoverno o di congiunture internazionali sfavorevoli. La storia del mancato coraggio di scelte forti e strategiche nel nostro paese è molto lunga se già nel 1894 l’allora Ministro della Pubblica Istruzione, Guido Baccelli, proponeva la “saggia scelta” di ridurre i finanziamenti alle università italiane allo scopo di stimolarne la creatività. Ma era solo l’espressione di un convincimento comune, quello secondo il quale l’Italia si sarebbe avvantaggiata dall’avanzamento delle conoscenze altrui senza un consistente potenziamento delle strutture di ricerca. Un convincimento alimentato da un clima di sottovalutazione della valenza culturale della ricerca scientifica.

Il 1911 segna il momento di massimo scontro intellettuale fra Benedetto Croce e Federigo Enriques che si conclude con la vittoria delle ragioni del primo che considerava degne delle menti profonde solo la filosofia e la storia, e non le scienze, adatte agli “ingegni minuti” e interessanti solo perché di pratica utilità. Un punto di vista, questo, che ha attraversato tutta la storia italiana ed è giunto sino a noi. Il regime fascista, poi, non migliorò la situazione, promuovendo solamente la ricerca applicata e così ne fecero le spese la ricerca di base e soprattutto la matematica. Le leggi razziali completarono l’opera.

Benedetto Croce
Nonostante tutto questo, nel periodo che va dall’Unità fino alla fine della Prima Guerra Mondiale, si assiste ad una rinascita della matematica che in pochi anni porta l’Italia ad altissimi livelli in molti settori, nei quali i matematici italiani producono risultati confrontabili, per qualità, con quelli dei colossi tedeschi e francesi, dominatori indiscussi del panorama mondiale. La geometria algebrica è il caso più noto, ma anche nell’analisi, nella fisica matematica, nella logica il lavoro dei matematici italiani è tenuto in grande considerazione. E nelle università sorgono centri di ricerca in grado di competere con le più blasonate e autorevoli scuole straniere.

Come è stato possibile uno sviluppo così consistente e rapido in un paese che alla metà del diciannovesimo secolo soffriva ancora condizioni di notevole arretratezza? Senz’altro il fatto di non avere bisogno di costosi laboratori, come la fisica o la chimica, in un’Italia in gravi difficoltà economiche, è un elemento che sicuramente ha giocato un ruolo importante.

Politecnico di Milano

Francesco Brioschi
Ma un altro aspetto rilevante che vale la pena di sottolineare è che al tentativo di formare un ambiente scientifico nazionale che consentisse lo sviluppo industriale atteso, portando l’Italia al livello degli altri grandi paesi europei, parteciparono attivamente molti dei matematici più importanti, con un grande impegno politico e una rilevante presenza nelle istituzioni. Quegli stessi matematici che avevano combattuto le battaglie risorgimentali e che, negli anni immediatamente precedenti l’Unità, avevano cominciato a rendere i contatti con i colleghi francesi e tedeschi qualcosa di sistematico. Un esempio su tutti è quello di Francesco Brioschi, Rettore a Pavia e segretario particolare del Ministro della Pubblica Istruzione, che contribuì alla nascita, a Milano, dell’Istituto Tecnico Superiore, l’odierno Politecnico.

Vito Volterra
Il prestigio raggiunto dalle ricerche matematiche italiane nel breve volgere di 30-40 anni è dimostrato dall’assegnazione all’Italia del quarto Congresso Internazionale di matematica. I due precedenti, a Parigi (1900) e ad Heidelberg (1904), si erano svolti nelle due nazioni leader indiscusse degli studi matematici e questo ci aiuta a capire l’importanza che il congresso del 1908 riveste per la matematica italiana. A Roma, per la prima volta, si supera il numero di 500 congressisti e gli atti contano più di 1000 pagine. Accanto ai pesi massimi del calibro di Poincaré, Hilbert e Klein l’Italia schiera matematici come Volterra, Castelnuovo, Enriques, Severi «che avranno un posto molto onorevole nella storia della scienza», come scrive lo stesso Poincaré nella cronaca del congresso pubblicata sul giornale francese “Le Temps”.

A poco più di cento anni di distanza vale la pena di ricordare quel momento di massimo splendore della matematica italiana, prodotto soprattutto dall’intervento nelle istituzioni e nella cultura di massa dei suoi protagonisti principali. E forse può rappresentare un esempio di come si possano respingere le immagini distorte della scienza che tanta influenza esercitano sulle decisioni dei governanti, e permettere la costruzione di coraggiosi programmi di ampio respiro che consentano al nostro paese di recuperare il tempo perduto. Prima che sia troppo tardi.


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