venerdì 19 giugno 2009

Schiaparelli

Recenti scoperte e passate illusioni sul pianeta rosso

Marte
Marte
Il 2009, proclamato dall'ONU Anno Internazionale dell'Astronomia. è cominciato con l’annuncio da parte della NASA che un gruppo di ricercatori statunitensi ha rilevato nell’atmosfera di Marte una consistente quantità di metano. La notizia ha fatto rapidamente il giro del mondo, arrivando anche sulle prime pagine dei giornali. Ma perché questo clamore mediatico? La risposta è semplice: il metano potrebbe indicare la presenza di organismi viventi. Naturalmente, nel caso marziano, non ci si dovrebbe aspettare “omini verdi” razzolanti sulla superficie del pianeta, ma microorganismi nascosti nelle sue profondità dove una temperatura adeguata consentirebbe di avere a disposizione acqua allo stato liquido. Abbiamo usato il condizionale perché l’origine biologica del metano che si è misurato non è la sola ipotesi che si può fare. Anzi molti studiosi ritengono che proprio l’abbondanza di questo gas presente nell’atmosfera fa pensare che sia di origine geologica, residuo dell’antica attività vulcanica del pianeta.

Giovanni Virginio Schiaparelli
Giovanni Virginio Schiaparelli
Il volto su Marte
Le suggestioni legate a Marte e alla possibilità di trovarvi delle forme di vita superiori o delle testimonianze di civiltà tecnologicamente avanzate paragonabili alla nostra resistono, oggi, solamente in alcune trasmissioni televisive di divulgazione scientifica di basso livello. Chi non ricorda, infatti, il volto “misterioso” rilevabile da alcune foto scattate dalla sonda Viking 1 o l’impronta di uno “Yeti marziano” immortalata dalla sonda Phoenix lo scorso anno? Nulla importa se queste foto hanno una semplice spiegazione in termini di effetti ottici, l’importante è alimentare il mistero, anche se di mistero non si tratta, e fare audience. Ma solo cento anni fa le conoscenze del pianeta Marte erano ancora piuttosto scarse, tanto da alimentare le fantasie più ardite anche in chi si occupava professionalmente dell’osservazione del cielo.

Disegni di Schiaparelli
Non si può non ricordare, a questo proposito, la vicenda che coinvolse Giovanni Virginio Schiaparelli, celebre astronomo italiano noto in ambito scientifico soprattutto per i suoi studi sulle stelle doppie, sulle comete e stimato storico della scienza per le importanti ricerche sull’Astronomia antica. Nel 1877, approfittando della posizione particolarmente favorevole di Marte, Schiaparelli compì una serie di osservazioni dettagliate del pianeta, individuando molti particolari della sua superficie fino ad allora non rilevati: valli, montagne, interi continenti, “mari” simili a quelli lunari ai quali dette dei nomi ispirati alla cultura classica, ancora oggi in gran parte utilizzati dagli astronomi. Ma gli elementi più caratteristici di questa nuova geografia marziana risultarono delle formazioni rettilinee, lunghissime, che egli chiamò canali.

La pubblicazione dei risultati delle osservazioni compiute da Schiaparelli venne accolta con grande interesse, data la reputazione internazionale di cui godeva, ma stimolò contemporaneamente un vivace dibattito tra gli specialisti. Le polemiche si incentrarono sull’origine, naturale o artificiale, dei canali, la seconda delle quali portava i suoi sostenitori alla conclusione che su Marte esistesse una civiltà almeno paragonabile alla nostra, in grado di erigere costruzioni imponenti estese per tutto il pianeta. L’astronomo italiano venne, suo malgrado, coinvolto in una querelle dai toni accesi che spesso portò a fraintendere o forzare le conclusioni a cui era giunto lo stesso Schiaparelli. Per lui quella dei canali artificiali, che non sostenne mai in articoli scientifici, era solo un’ipotesi bisognosa di ulteriori verifiche e nulla più. Ma nell’ambiente scientifico non tutti erano dotati del suo realismo e della sua prudenza. Ad alimentare la confusione ci si mise anche un’imprecisa traduzione dei suoi articoli in inglese. Per indicare le formazioni rettilinee che solcavano il pianeta venne usato il termine canal che in inglese sta ad indicare un canale artificiale e non quello, forse più appropriato, di channel.
Percival Lowell
Percival Lowell
Nel pieno infuriare della polemica fece la sua comparsa Percival Lowell, un ricco industriale di Boston con la passione per l’astronomia, che si era fatto costruire un osservatorio in Arizona dal quale compì osservazioni che lo convinsero dell’origine artificiale dei canali di Schiaparelli. Ma andò ben oltre. Suppose, infatti, che su Marte ci fosse una civiltà simile alla nostra che lottava contro l’inaridimento del pianeta con la costruzione di gigantesche strutture idrauliche, i canali appunto, che consentissero la distribuzione dell’acqua dalle calotte polari a tutto il resto del globo. Lowell, che diffuse le sue idee attraverso pubblicazioni e affollatissime conferenze, non era uno sprovveduto: i suoi studi di meccanica celeste consentirono all’astronomo Clyde William Tombaugh di scoprire il pianeta Plutone. Ma nel caso di Marte il suo entusiasmo gli prese la mano. Nel 1909, infatti, l'astronomo francese di origine greca Eugenios Michael Antoniadi, utilizzando uno strumento molto più potente di quelli usati in precedenza, mise la parola fine alla polemica sui canali di Marte che risultarono semplici effetti ottici. E nel 1965 la sonda Mariner 4 ci ha inviato le prime immagini ravvicinate di un suolo marziano più simile a quello della Luna che a quello terrestre. Le illusioni di una civiltà marziana sono quindi svanite per sempre anche se rimangono gli interrogativi circa la possibile presenza di microorganismi nelle profondità del pianeta.


pubblicato su
Archeologia & Cultura

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